Egitto del XIX secolo a.C. Il protagonista, insieme a un compatriota incontrato per caso, scopre la tomba della giovane Nafârat-iàhy (vissuta nel regno del re Thuthmose III). Sul filo di un ‘giallo’ archeologico, nello studio del sepolcro egli scopre la similitudine impressionante tra la vita sua e quella della ragazza, convincendosi che il ritrovamento del sepolcro e della presenza della defunta ivi sepolta è stato un ‘richiamo dall’eternità, richiamo di riunione dopo un amore spezzato e rimasto sospeso nei millenni. Attraverso episodi ‘strani’ della lunga vicenda nella quale inizia a apparire la realtà immanente dell’antica Magia egiziana, la ragazza rivive in carne e spirito ricongiungendosi al suo antico amore, Amôn-ĕm-mèdì (Amon-è-come-parola-mia), nel quale il protagonista si sovrappone e si fonde. Antichi ricordi, il sapere intendere e parlare l’antica lingua egiziana e tanti altri eventi di memoria antica, alla fine della storia convincono il protagonista a attraversare il ‘portale del tempo’ insieme alla sua ritrovata amata per passare nell’epoca alla quale appartenevano la ragazza e lui nel regno del re Thuthmose III (1470 a.C.). Addio al mondo del XIX secolo per intraprendere una vita nuova in un tempo antico mai dimenticato e nuovamente trovato.