Il volume analizza le trasformazioni del potere nell’era della governance algoritmica. Muovendo da Arendt, Foucault e Zuboff, indaga il passaggio dal controllo disciplinare al capitalismo della sorveglianza e al dominio del dato profilato, in cui meccanismi opachi dissolvono soggettività e responsabilità senza comando esplicito. Queste dinamiche emergono nei conflitti ibridi contemporanei, con propaganda computazionale e targeting che interrogano sovranità e imputazione giuridica. L’ingegneria del consenso digitale genera normatività automatica, mentre i dati configurano nuove forme di dominio. Ma la persona resiste, e nella sua dignità risiede ancora l’argine possibile.