Un bambino che odia la minestra, un uccello che non vuol più stare in gabbia, un flâneur ben prima di Baudelaire, uno scacchista, uno chef, un compilatore di un contro–catalogo IKEA; e poi un compagno di viaggio a distanza di Adorno, Foucault, Levi: nel diario di un anno scolastico il racconto dei racconti di un Leopardi seduto al suo caffè a leggere, nelle gazzette del giorno, l’affermarsi di un mondo che, “nulla al ver detraendo”, il Conte contesta, sbeffeggia, sbugiarda passandolo al vaglio del suo sentire, del sentire di una “creatura d’altra specie”. E un prof che arriva dagli anni Settanta, anni non solo di “piombo”, ma anche di pensiero, di criticità, di messa in dubbio che l’essere “bambini ubbidienti” fosse il modo migliore per abitare il mondo.Una menippea a guisa di “gnommero” dagli appunti del diario di un insegnante che guarda perplesso, quando non inorridito, il trionfo globale e omologato delle “magnifiche sorti e progressive”.