Questo volume rappresenta il punto di vista dell’investigatore che rivisitando in chiave socio-criminologica le esperienze operative vissute sul campo osserva la criminalità quale risultante socio-economica dei processi interazionali che maturano all’interno delle periferie. E unendo l’analisi internazionale con quella nazionale descrive i mutamenti degli assetti sociali ed economici causati dalla globalizzazione nell’ultimo trentennio, evidenziando, in maniera critica, la frattura sociale dalla quale scaturisce la proliferazione di agglomerati urbani popolati da esclusi interni e migranti extracomunitari, ove disuguaglianza, mancanza di opportunità e degrado, costituiscono la causa e l’effetto di una devianza che legando criminalità comune e organizzata in un’unica filiera rappresentano l’economia informale di quelle aree. Il frutto di tali riflessioni mostra la necessità di promuovere innovative politiche di sicurezza scevre da tentazioni e spinte securitarie, che razionalmente impostate in un processo politico-economico calibrato sul binomio territorio-individuo, realisticamente potrebbero sia ridurre il numero dei soggetti esclusi dai circuiti economico-lavorativi costituenti l’esercito industriale di riserva della criminalità organizzata, sia concorrere al contenimento dei fenomeni criminali per configurare una società orientata a concepire la sicurezza come un mezzo e non come un fine. Un mezzo per contribuire al benessere dei cittadini e alla pace sociale.