Il volume tenta di rintracciare talune determinazioni dell’idea di Nulla, ripercorrendo il cammino del pensiero filosofico, per poi riferire taluni contributi offerti dalla cosmologia. Il nulla fu frequente oggetto di riflessione nella Grecia classica e pre-classica. Parmenide – e prima ancora Eraclito ed Anassimandro – lo ebbero per tema centrale, seppur con differenti intenti. Platone ne elaborò almeno due distinte definizioni, mentre Aristotele formalizzò la sua impossibilità sulla base del principio logico-ontologico di non contraddizione. Più tardi l’Atomismo considerò il nulla co-originario all’essere, mentre si deve a Plotino la definizione del Principio, l’Uno, come l’inesprimibile ed inavvicinabile non. Argomento dalla medievale Teologia negativa, il Nulla riemerse, dopo la sparizione sei-settecentesca, nell’Idealismo tedesco, con la qualificazione di nulla dell’essere, nonché – con piena e autonoma originarietà –, in singoli pensatori, quali Kierkegaard, Leopardi e Nietzche, per trovare il massimo spazio nell’Esistenzialismo. Obiettivo del saggio non è fornire una definizione risolutiva del concetto, bensì seguirne le tracce, dacché la verità inconfutabile è mito ingannevole: neppure la parola della Dea di Parmenide potrebbe venir tenuta per certa, poiché saremmo pur sempre noi a recepire e filtrare il suo messaggio.