Assimilando fino in fondo la lezione di Dilthey, rimeditando altresì quella proveniente dal magistero di Herder, di Winckelmann e di Schiller, la dottrina delle visioni del mondo, delineata da esigenze già teoreticamente ambiziose del giovane Nohl e applicata alla produzione pittorica e musicale, costituisce senza dubbio un ampliamento significativo delle istanze moderne sul tema. In particolare, essa trova la sua specifica originalità nel non ridursi a un puro e semplice affinamento di un’istanza ermeneutica intesa in senso strumentale. Distillata attraverso il crogiuolo della storia concepita schleiermacherianamente come scienza etica, essa è sì comprensione, ma al contempo è anche rispetto e riconoscimento della multilateralità della vita, della polidimensionalità dell’esistenza, dell’espansione dell’individuo nel suo sforzo di perenne perfezionamento, che è attitudine universalizzante dell’azione dell’uomo, nel suo collaudo esistenziale sul banco di prova che è la storia. È considerazione critica non della ragione come logos, come assoluto logico nel quale trova giustificazione e perfezionamento il reale come suo riflesso, ma delle insanabili ragioni antinomiche dell’esistere, che l’arte musicale più delle altre riesce a far trasparire e a comprendere.